Il viaggio

IL CONFLITTO: UNA RISORSA PER COSTRUIRE UN BENE PIÙ GRANDE?

È inevitabile.
Chi intraprende il grande viaggio verso la conoscenza di un’altra persona deve fare i conti, prima o poi, con la sua diversità.
E spesso la diversità genera il conflitto.
Del conflitto tutti abbiamo paura perché lascia dietro di sé le macerie del dolore, della divisione, dell’incomprensione, della lontananza.
L’esperienza ci dimostra che non è possibile evitare il conflitto. Possiamo però chiederci: il conflitto può diventare una risorsa per costruire il bene nostro e della comunità a cui apparteniamo?
 
Non si può ridurre questo film alla storia di una amicizia.
È invece il racconto di due uomini, due politici, che sanno attraversare la diversità e il conflitto per trovare il bene dei popoli che rappresentano.
 
La loro vicenda ha qualcosa da dire a ciascuno di noi che ogni giorno dobbiamo fare i conti con la diversità degli altri e con i piccoli o grandi conflitti che si aprono nella vita famigliare, nel luogo di lavoro o nel gruppo di amici.
Ci chiediamo, come far diventare il conflitto una risorsa?
Il film ci offre tre suggerimenti.
 
1 Il primo suggerimento potrebbe essere così sintetizzato: prova a cogliere nei conflitti che vivi ogni giorno la spinta per cercare il modo di costruire una unità più grande con l’altro.
Per comprendere questo suggerimento potrebbero essere molto utili le parole che Papa Francesco usa nel documento programmatico del suo pontificato Evangelii Gaudium: “Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà. Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita. Altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri, perdono l’orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e così l’unità diventa impossibile. Vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9). In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che può essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda. Per questo è necessario postulare un principio che è indispensabile per costruire l’amicizia sociale: l’unità è superiore al conflitto. Non significa puntare al sincretismo, né all’assorbimento di uno nell’altro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in sé le preziose potenzialità delle polarità in contrasto.” (EG 226-228)
 
2 Il secondo suggerimento che viene dal film potrebbe essere questo: quando vivi il conflitto cerca di distinguere la difesa del tuo interesse personale dalla ricerca del bene della famiglia, del gruppo, del popolo cui appartieni. In una parola: non chiuderti nel tuo particolare, non far diventare il tuo punto di vista… un assoluto!
Quando siamo nel conflitto, infatti, è facile cadere nel rischio di arroccarsi nel proprio proprio ruolo, di assolutizzare il proprio gusto personale, di nascondere i propri errori, …insomma di mettere al primo posto il mio “io soggettivo”.
Quando si vive il conflitto è facile svendere la perla che è l’appartenenza a una comunità e accontentarsi della sterile pretesa di “aver ragione”.
 
3 Se guardiamo indietro, alla nostra storia personale, dobbiamo riconoscere che tanto dolore e fatica è venuta dalle situazioni in cui non abbiamo avuto coraggio di scegliere la via del dialogo, del confronto, del perdono, della ricerca del bene comune.
Quante occasioni abbiamo perso per dialogare e quanti errori restano scritti nel diario della nostra vita perché non abbiamo gestito male i conflitti.
È la tentazione continua dei due protagonisti: lasciar perdere il dialogo.
Il terzo suggerimento che viene dal film potrebbe essere questo: non perdere le occasioni che la vita ti offre per costruire ponti e contribuire alla pace nelle relazioni. Solo la pace permette il fiorire della vita delle persone.
Il film è un invito a non aggiungere un altro inutile e irrisolto conflitto nel nostro personale diario degli errori, come dice la bella canzone di Michele Bravi.
Rileggiamo il testo di quella canzone e accogliamo nel cuore il suo invito:


Ho lasciato troppi segni sulla pelle già strappata
Non c’è niente che si insegni prima che non l’hai provata
Sono andato sempre dritto come un treno
Ho cercato nel conflitto la parvenza di un sentiero
Ho sempre fatto tutto in un modo solo mio
E non ho mai detto resta se potevo dire addio
Poche volte ho dato ascolto a chi dovevo dare retta
Ma non ne ho tenuto conto ho sempre avuto troppa fretta
Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori
Da tutte le mie contraddizioni, da tutti i torti e le ragioni
Dalle paure che convivono con me, dalle parole di un discorso inutile
Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori
Ho giocato con il fuoco e qualcuna l’ho anche vinta
Ma ci è mancato poco mi giocassi anche la vita
Ho lasciato troppe volte la mia impronta sopra un letto
Senza preoccuparmi troppo di cosa prima avevo detto
Ho guardato nell’abisso di un mattino senza alba
Senza avere un punto fisso o qualcuno che ti salva
Ma almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori
Da tutte le mie contraddizioni, da tutte le mie imperfezioni
Dalle paure che convivono con me, dalle parole di un discorso inutile
Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori
Almeno tu, almeno tu
Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori

Riflessione di Don Ottorino Rizzi