Non ci resta che vincere

Il protagonista è davvero basso. E il regista sin dall’inizio del film fa sì che si noti per bene. Sì perché lui non si sente “all’altezza” in molte cose. Ha subito delusioni in passato che gli hanno confermato questa sua inadeguatezza che lo porta a vivere col freno a mano tirato in tutte le sue scelte, vivendo così una vita mediocre che lo rende scontento e quindi scontroso. Questo porta un imprevisto. E l’imprevisto se sulle prime ci secca spesso è l’occasione che ci viene data per rimetterci in pista. Così grazie ad un gruppo di “diversamente abili” il protagonista, nel tentativo di aiutare sarà in realtà aiutato a scoprire che vincere non significa tanto l’ottenimento di un successo sperato, quanto saper gioire per il bello che si ha e che si è, rinuncinado a cadere nel vittimismo e nella lamentela per quello che si vorrebbe avere. E magari si scopre anche che è molto di più di quanto non si credesse. Dunque anche cerchiamo di fare lo stesso: noi non resta che vincere… una vita piena