Calvario

L’aspetto un po’ da thriller aiuta a creare un po’ di suspance. Il che non fa mai male. Ma ciò che colpisce è la figura del protagonista: un uomo dal passato difficile, che ha ridato un senso alla sua vita diventando prete. Anche se a caro prezzo. Svolge la sua missione di pastore venendo continuamente deriso e umiliato. Ma rimane lì, saldo, anche se minacciato di morte. Il cinismo con il quale si scontra non intacca il suo desiderio di esserci per aiutare quelle anime sofferenti, che non sanno più dove trovare soddisfazione se non nella trasgressione. Scoperto chi l’ha minacciato non lo denuncia ma prova a farlo ragionare a costo di mettere a rischio la sua vita. Un eroe se vogliamo che però ad un certo punto vede un cedimento. Viene soccorso (dal Signore) dall’incontro con una donna speciale, la cui testimonianza saprà sfidare la sua libertà, rimetterlo in piedi e renderlo capace di decidersi ad affrontare il suo destino, bello o brutto che sia. Il finale lascia un po’ l’amaro in bocca. Ci fa chiedere se ne sia valsa la pena… agli spettatori la risposta.

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